Rischi strategici

Questa sezione è dedicata alla disclosure sui seguenti rischi strategici:

Evoluzioni legislative e regolatorie

Il Gruppo si trova a operare in mercati regolamentati e il cambiamento delle regole di funzionamento dei vari sistemi, nonché le prescrizioni e gli obblighi che li caratterizzano, influiscono sull’andamento della gestione e dei risultati della Holding.

In questo senso le evoluzioni legislative e regolamentari vengono costantemente monitorate, come per esempio:

  • i processi di revisione periodica della regolazione in ambito distribuzione;
  • i processi di liberalizzazione dei mercati elettrici, con particolare attenzione all’accelerazione prevista sul perimetro Italia, e alle aspettative di evoluzione in Sud America;
  • le evoluzioni sui meccanismi di capacity payment in ambito produzione.

A fronte dei rischi che possono derivare da tali evoluzioni, si è operato per intensificare i rapporti con gli organismi di governo e regolazione locali adottando un approccio di trasparenza, collaborazione e proattività nell’affrontare e rimuovere le fonti di instabilità dell’assetto legislativo e regolamentare.

Tendenze macroeconomiche e geopolitiche

La forte internazionalizzazione del Gruppo – localizzato in varie regioni, tra cui Sud America, Nord America, Africa e Russia – sottopone Enel all’obbligo di considerare le tendenze economiche e geopolitiche a livello globale, al fine di valutare e misurare adeguatamente i rischi, sia sistemici sia idiosincratici, di natura macroeconomica, finanziaria, istituzionale, sociale, climatica, e di quelli associati al settore energetico, il cui verificarsi potrebbe determinare un significativo effetto negativo sia sui flussi reddituali sia sul valore degli asset aziendali. Enel, a tal proposito, si è dotata di un modello di valutazione quantitativa di Country Risk capace di monitorare puntualmente la rischiosità dei Paesi all’interno del proprio perimetro.

Il modello di Country Risk ha pertanto l’ambizione di misurare la resilienza economica di ciascun Paese, definita come equilibrio della sua posizione verso l’esterno, l’efficacia delle politiche interne, la vulnerabilità del sistema bancario e corporativo, che possono far presagire crisi sistemiche, e la sua appetibilità in termini di crescita economica. A ciò si aggiunge una valutazione sulla robustezza delle istituzioni e del contesto politico e una approfondita analisi dei fenomeni sociali volta a misurare il livello di benessere, inclusione e progresso sociale. A completamento dell’analisi viene realizzata una quantificazione degli eventi climatici estremi come causa di stress a livello ambientale ed economico e misurata l’efficacia del sistema energetico e il suo posizionamento all’interno del processo di transizione energetica, fattori indispensabili per valutare la sostenibilità degli investimenti in un orizzonte di medio-lungo termine.

Al fine di mitigare tale rischio, il modello supporta i processi di allocazione del capitale e di valutazione degli investimenti. A ulteriore sostegno del processo di valutazione degli investimenti, Enel ha adottato una metodologia, denominata “Total Societal Impact”, che, con un approccio integrato fondato su modelli economici avanzati, esprime in maniera chiara e robusta gli impatti diretti, indiretti e indotti degli investimenti a livello nazionale, regionale o locale delle iniziative di investimento. Attraverso la quantificazione di metriche standard a livello internazionale, il Total Societal Impact copre una vasta gamma di indicatori economici, sociali e ambientali che risultano strategici per una corretta valutazione del contributo sociale e ambientale dei progetti di Enel. Considerando, infatti, alcuni degli indicatori analizzabili, come il contributo al PIL, l’incremento di reddito delle fasce sociali più deboli, il calcolo delle emissioni evitate di anidride carbonica e il recupero dei materiali a fine vita in un’ottica di economia circolare, risulta chiaro come ormai sia indispensabile avere una visione d’insieme per valutare un determinato progetto in un determinato Paese nell’ottica di creazione di valore condiviso per tutti.

Nel 2020 l’economia mondiale è stata fortemente colpita da una crisi sanitaria a causa della pandemia da COVID-19 che si è repentinamente estesa su scala mondiale, deteriorando significativamente le prospettive di crescita economica nel breve-medio termine. Tale crisi ha generato una contrazione del PIL mondiale stimata attorno al -4% su base annuale nel 2020, cui dovrebbe seguire un rimbalzo di circa il +5% nel 2021.

I rischi associati al quadro prospettico del 2021 sono principalmente associati a un continuo propagarsi del COVID-19 che potrebbe generare una terza ondata di contagi in molti Paesi, forzando i Governi locali all’estensione di misure restrittive sulla mobilità e servizi (specialmente intrattenimento, ristorazione e turismo).

I recenti dati mostrano che le prospettive di crescita nel 2021 sono più ottimistiche rispetto all’anno precedente, grazie ai recenti sviluppi sulla produzione e conseguente distribuzione dei vaccini. Tali novità hanno fatto rivedere al rialzo le previsioni future, delineando un significativo rimbalzo dei tassi di crescita economica di molti Paesi per il 2021. Tuttavia, sono presenti forti rischi associati a potenziali ostacoli logistici sulla produzione e distribuzione dei vaccini che potrebbero rallentare il processo vaccinale e, di conseguenza, ritardare l’uscita di molti Paesi dalla crisi economica e sanitaria. Inoltre, sono state identificate nuove varianti del virus che hanno aumentato significativamente il numero dei contagi in alcuni Paesi (per es., Regno Unito) e generato maggiore incertezza sull’efficacia dei vaccini appena prodotti.

I Governi e le banche centrali dei maggiori Paesi (prime fra tutte, Federal Reserve, Banca Centrale Europea e Banca d’Inghilterra) hanno adottato politiche monetarie (tassi di interesse di rifinanziamento prossimi allo zero, ampi volumi di titoli acquistati dal mercato che hanno permesso di garantire liquidità a buon mercato) e fiscali (sussidi) ultra-accomodanti per supportare la ripresa economica e ridurre i danni arrecati al mercato del lavoro. Tali scelte hanno fortemente appesantito il bilancio di Governi e istituti. Forti rischi possono delinearsi nel 2021 sulla capacità delle istituzioni di continuare a implementare tali politiche espansive a supporto dell’economia.

A luglio il Consiglio Europeo ha raggiunto un accordo concernente il piano di ripresa, il Next Generation EU, che prevede 750 miliardi di euro di finanziamenti (circa il 5,5% del PIL dell’UE27 nel 2019), suddivisi in prestiti (360 miliardi di euro) e sussidi (quasi 390 miliardi di euro) ai Paesi membri. L’implementazione effettiva di tale piano dipende dai Governi nazionali, che hanno il compito di presentare i progetti eleggibili per ricevere i finanziamenti, e le modalità di selezione dei progetti a livello Paese variano tra i Paesi beneficiari. A tal riguardo, Enel ha a disposizione il Total Societal Impact, come strumento adatto per esplorare gli aspetti rilevanti e rispondenti alle esigenze del Green Deal in fase di selezione degli investimenti.

L’America Latina, una tra le zone più colpite dalla crisi pandemica, presenta fattori di rischio economici e sociopolitici da monitorare con attenzione. In particolare, l’incertezza politica dovuta alle elezioni presidenziali in Perù, all’esito affermativo del referendum cileno di fine 2020 per la creazione di una nuova Costituzione entro il 2022, le elezioni brasiliane nel medio termine e le elezioni presidenziali in Colombia nel 2020 contribuiscono ad alimentare rischi al ribasso sulla ripresa economica, in quanto potrebbero spingere i Governi a implementare misure popolari (fiscalmente espansive), contrarie all’orientamento del mercato, accelerando il processo di fuoriuscita di capitali dai rispettivi Paesi. Su quest’ultimo punto il Brasile, a seguito di una politica fiscale molto generosa nel 2020 (circa l’8% del PIL), necessaria per supportare le famiglie e stimolare la domanda interna, si trova ora con un livello di indebitamento di circa il 90% e un deficit governativo intorno al 14% che ne minano la resilienza nel breve-medio termine. La possibilità di un’ulteriore estensione del programma di aiuto alle famiglie (“Coronavoucher”) nel 2021 e i ritardi nel processo di approvazione delle riforme strutturali potrebbero compromettere ulteriormente la stabilità economica e la competitività del Paese.

Infine, l’Argentina, in recessione dal 2017, preoccupa per la sua instabilità fiscale e le incertezze sulle trattative in corso con il Fondo Monetario Internazionale per la ristrutturazione del debito.

Cambiamenti climatici

Processo di identificazione e gestione dei rischi legati al cambiamento climatico

I cambiamenti climatici e la transizione energetica, come già discusso nei paragrafi precedenti, avranno effetti sulle attività del Gruppo secondo varie dinamiche.

Per identificare in maniera strutturata e coerente con le raccomandazioni della TCFD le principali tipologie di rischio e di opportunità e gli impatti sul business a esse associati, è stato adottato un framework che rappresenta in maniera esplicita le principali relazioni tra variabili di scenario e tipologie di rischio e opportunità, indicando le modalità di gestione strategiche e operative che considerano anche misure di mitigazione e adattamento.

Si identificano due principali macrocategorie di rischi/opportunità: quelle derivanti dall’evoluzione delle variabili fisiche e quelle derivanti dall’evoluzione degli scenari di transizione. Il framework descritto è realizzato in un’ottica di coerenza complessiva, che consente di analizzare e valutare l’impatto dei fenomeni fisici e di transizione secondo scenari alternativi solidi, costruiti grazie a un approccio quantitativo e modellistico unito al dialogo continuo sia con gli stakeholder interni sia con autorevoli riferimenti esterni.

I rischi fisici vengono suddivisi a loro volta tra acuti (ovvero eventi estremi) e cronici: i primi sono legati al verificarsi di condizioni meteoclimatiche di estrema intensità, i secondi sono legati a cambiamenti graduali ma strutturali nelle condizioni climatiche.

Gli eventi estremi espongono il Gruppo a: potenziale indisponibilità più o meno prolungata di asset e infrastrutture, costi di ripristino, disagi per i clienti ecc. Il mutamento cronico delle condizioni climatiche espone, invece, il Gruppo ad altri rischi od opportunità: per esempio, variazioni strutturali di temperatura potrebbero provocare variazioni della domanda elettrica ed effetti sulla produzione, mentre variazioni della piovosità o ventosità potrebbero impattare il business del Gruppo in termini di minore o maggiore producibilità.

In riferimento al processo di transizione energetica verso un modello più sostenibile e caratterizzato da una progressiva riduzione delle emissioni di CO2, esistono rischi e opportunità legati sia al mutamento del contesto regolatorio e normativo, sia ai trend di sviluppo tecnologico e competitivo, di elettrificazione e alle conseguenti dinamiche di mercato.

Il ruolo delle utilities nella transizione energetica

Coerentemente con gli scenari climatici e di transizione utilizzati da Enel per la definizione di rischi e opportunità, emerge come i principali fenomeni legati alla transizione comincino a essere visibili in funzione dell’adozione di comportamenti da parte dei clienti, strategie industriali da parte di tutti i settori economici, e politiche di regolamentazione. Entro il 2030 i trend di transizione saranno visibili in funzione dell’evoluzione del contesto: il Gruppo Enel ha scelto di guidare e rendere possibile la transizione preparandosi a coglierne tutte le opportunità. Come descritto in precedenza, le scelte strategiche già fortemente orientate alla transizione energetica, con più del 90% degli investimenti dedicati al miglioramento di alcuni dei Sustainable Developement Goals, consentono di adottare “by design” la mitigazione dei rischi e la massimizzazione delle opportunità attraverso un posizionamento che tiene conto dei fenomeni di medio e lungo periodo individuati. Alle scelte strategiche si affiancano le best practice operative adottate dal Gruppo.

Framework su principali rischi e opportunità

Fenomeni di scenario Orizzonte
temporale
Categoria
di rischio e
opportunità
Descrizione Descrizione
impatto
Modalità di
gestione
Fisico
acuto
A partire dal breve periodo (1-3 anni) Eventi
estremi
Rischio: eventi meteoclimatici
particolarmente estremi per intensità.
Gli eventi estremi
possono causare
impatti in termini di
danni agli asset e
mancata operatività.
Il Gruppo adotta le migliori practice per gestire il rientro in operatività nel minor tempo possibile. Inoltre, lavora per implementare piani di investimento per la resilienza (caso Italia). In relazione alle attività di risk assessment in ambito assicurativo, il Gruppo gestisce un programma di Loss prevention per i rischi Property, volto anche alla valutazione delle principali esposizioni legate agli eventi naturali. In prospettiva futura saranno integrati nelle valutazioni anche i potenziali impatti derivati dai trend delle variabili climatiche più rilevanti che si dovessero manifestare nel lungo periodo.
Fisico
cronico
A partire dal lungo periodo (2030- 2050) Mercato Rischio/opportunità: maggiore o minore domanda elettrica; maggiore o minore produzione. La domanda elettrica è influenzata anche dalla temperatura, le cui oscillazioni possono provocare impatti sul business. La diversificazione geografica e tecnologica del Gruppo fa sì che gli impatti di variazione (positivi e negativi) di una singola variabile siano mitigati a livello globale. Per una gestione sempre informata dei fenomeni meteoclimatici il Gruppo adotta una serie di pratiche come, per esempio, previsioni meteorologiche, monitoraggio in tempo reale degli impianti, scenari climatici di lungo periodo.
Transizione A partire dal medio periodo (2024- 2029) Policy &
Regulation
Rischio/opportunità:
Politiche su prezzo ed emissioni di CO2, incentivi alla transizione energetica, maggiore spazio per investimenti in rinnovabili e regolazioni in materia di resilienza.
Gli effetti delle policy in materia di transizione energetica e resilienza possono impattare su volumi e marginalità degli investimenti. Il Gruppo minimizza l’esposizione ai rischi attraverso la progressiva decarbonizzazione della sua flotta di produzione. Le azioni strategiche del Gruppo, che concentra gli investimenti su rinnovabili, reti e clienti, consentono di mitigare i potenziali rischi e sfruttare le opportunità relative alla transizione energetica. Il Gruppo, inoltre, fornisce un contributo attivo nella definizione delle politiche pubbliche attraverso attività di advocacy. Tali attività si innestano su piattaforme di dialogo con gli stakeholder denominate “Energy Transition Roadmaps” mirate a esplorare nei diversi Paesi dove Enel opera scenari di decarbonizzazione nazionale in termini ambientali, economici e sociali.
Transizione A partire dal medio
periodo (2024-
2029)
Mercato Rischio/opportunità: cambiamenti nei prezzi di commodity ed energia, evoluzione del mix energetico, cambiamenti nei consumi retail, modifica dell’assetto competitivo. Considerando due scenari di transizione alternativi, il Gruppo valuta gli effetti dei trend in termini di aumento del peso delle fonti rinnovabili nel mix energetico, elettrificazione e penetrazione del trasporto elettrico, per valutarne i potenziali impatti. Il Gruppo massimizza le opportunità grazie a una strategia orientata alla transizione energetica e al forte sviluppo della produzione rinnovabile e all’elettrificazione dei consumi.
Transizione A partire dal medio  periodo (2024- 2029) Product &
Services
Opportunità: maggiori margini e maggiore spazio  per investimenti come conseguenza della transizione in termini di penetrazione di nuove tecnologie elettriche per i consumi domestici e del trasporto elettrico. I trend di elettrificazione del trasporto e dei consumi domestici avranno potenziali impatti sul business. Il Gruppo massimizza le opportunità grazie a un forte posizionamento strategico su nuovi business e servizi beyond commodity.
A partire dal medio periodo (2024- 2029) Technology Considerando due scenari di transizione alternativi, il Gruppo valuta, a fronte del trend di elettrificazione del trasporto, le potenziali opportunità per scalare i business correnti. Il Gruppo massimizza le opportunità grazie
a un forte posizionamento strategico sulle
reti
a livello globale.

Il framework sopra illustrato evidenzia anche i rapporti che collegano gli scenari fisici e di transizione con i potenziali effetti sul business del Gruppo.

Tali effetti possono essere valutati su tre orizzonti temporali: il breve-medio periodo (1-3 anni), nel quale si possono fare analisi di sensibilità a partire dal Piano Strategico presentato ai mercati nel 2020; il medio periodo (fino al 2029), nel quale è possibile apprezzare gli effetti della transizione energetica; il lungo periodo (2030-2050), nel quale si dovrebbero iniziare a manifestare cambiamenti cronici strutturali a livello climatico. Di seguito saranno descritte le principali fonti di rischi e opportunità individuate, le best practice operative per la gestione dei fenomeni meteoclimatici e le valutazioni di impatto qualitative e quantitative effettuate a oggi. Queste attività sono svolte grazie a un impegno continuo nel corso dell’anno per analizzare, valutare e gestire i fenomeni fonte di rischi e opportunità individuati. Come la TCFD dichiara, il processo di disclosure dei rischi e opportunità legati ai cambiamenti climatici sarà graduale e incrementale di anno in anno.

Fenomeni fisici acuti e cronici: ripercussioni sul business, rischi e opportunità

Per quanto concerne i rischi e le opportunità associati alle variabili fisiche, e prendendo a riferimento gli scenari dell’IPCC, si prova a valutare l’andamento delle seguenti variabili e gli associati fenomeni operativi e industriali come potenziali rischi e opportunità.

Cambiamenti fisici cronici fonti di rischi e opportunità

Dagli scenari climatici sviluppati insieme all’ICTP non emergono certezze di variazioni strutturali prima del 2030, mentre si potrebbero iniziare ad apprezzare variazioni tra il 2030 e il 2050.

I principali impatti dei cambiamenti fisici cronici dovrebbero produrre effetti sulle seguenti variabili:

Variabili impattate dai cambiamenti fisici cronici
  • Domanda elettrica: variazione del livello medio delle temperature con effetto su potenziale incremento e/o riduzione del fabbisogno di energia elettrica.
  • Produzione termoelettrica: variazione del livello e delle temperature medie dei mari e dei fiumi con effetti sulla produzione termoelettrica.
  • Produzione idroelettrica: variazione del livello medio di precipitazioni piovose e nevose e delle temperature con potenziale incremento e/o riduzione della produzione idroelettrica.
  • Produzione solare: variazione del livello medio di irraggiamento solare, temperatura e pioggia con potenziale incremento e/o riduzione della produzione solare.
  • Produzione eolica: variazione del livello medio di ventosità con potenziale incremento e/o riduzione della produzione eolica.

In merito agli effetti dei cambiamenti fisici cronici, il Gruppo lavorerà per stimare al meglio le relazioni tra i cambiamenti delle variabili fisiche e la variazione della producibilità relativa ai singoli impianti per le diverse tecnologie.

Nell’ambito della valutazione degli effetti dei cambiamenti climatici di lungo periodo si è proceduto con l’individuazione degli eventi cronici rilevanti per ciascuna tecnologia e con l’avvio delle analisi dei relativi impatti in termini di producibilità.

 

Le evidenze di scenario mostrano che cambiamenti cronici strutturali nei trend delle variabili fisiche si manifesteranno in maniera sensibile a partire dal 2030. Tuttavia, al fine di avere una stima indicativa dei potenziali impatti, è possibile effettuare uno stress test del Piano Industriale sui fattori potenzialmente influenzati dallo scenario fisico, pur prescindendo da una relazione diretta con le variabili climatiche. Naturalmente questo stress test ha una probabilità di accadimento estremamente bassa sulla base degli eventi storici e della diversificazione geografica. Le variabili esaminate sono: la domanda elettrica (+/- 1% annuo), le cui variazioni producono potenziali impatti sui business della generazione e sul retail, che è stata stressata contestualmente su tutti i Paesi di presenza del Gruppo; la producibilità degli impianti rinnovabili (+/- 10% su un singolo anno), le cui variazioni producono potenziali impatti sul business della generazione, che è stata stressata in maniera separata a livello di singola tecnologia sul perimetro globale. I dati mostrati fanno riferimento all’effetto su un singolo anno per una singola tecnologia di produzione e includono sia l’effetto volume sia l’effetto prezzo.

            Quantificazione - Tipologia impatto   Quantificazione - range
Femomeni di scenario Categoria di rischio e opportunità Orizzonte temporale(1) Descrizione impatto GBL interessate Perimetro   <100 €mln 100-300 €mln >300 €mln
Fisico
cronico
Mercato Breve Rischio/opportunità:
maggiore o minore
domanda elettrica. La domanda elettrica è
influenzata anche dalla temperatura, le cui oscillazioni possono provocare impatti sul business. Sebbene variazioni strutturali non dovrebbero manifestarsi nel breve-medio periodo, per valutare la sensibilità dei risultati del Gruppo a potenziali variazioni di temperatura, si utilizzano analisi di
sensitivity rispetto a
variazioni di domanda elettrica di +/- 1% sul totale di Gruppo.

Global Power
Generation
e Global
Infrastructure
and Networks

Gruppo EBITDA/
anno
+1%    
-1%    
Fisico
cronico
Mercato Breve Rischio/opportunità:
maggiore o minore
produzione rinnovabile.
La produzione
rinnovabile è influenzata anche dalla disponibilità
delle risorse, le cui
oscillazioni possono
provocare impatti sul business. Sebbene variazioni strutturali non dovrebbero manifestarsi nel breve-medio
periodo, per valutare la sensibilità dei risultati del Gruppo
a potenziali variazioni di temperatura, si
utilizzano analisi di
sensitivity rispetto
a variazioni di
producibilità elettrica del +/-10%

su singola tecnologia.

Global Power
Generation

Gruppo
Producibilità
Idroelettrica
EBITDA/
anno
+10%    
-10%    
Gruppo
Producibilità
Eolica
EBITDA/
anno
+10%    
-10%    
Gruppo
Producibilità
Solare
EBITDA/
anno
+10%    
-10%    
 

(1) Orizzonte temporale: breve (2020-2022); medio (fino al 2030); lungo (2030-2050).

Upside scenario policy correnti

Downside scenario policy correnti

Cambiamenti fisici acuti fonti di rischi e opportunità

Per quanto riguarda i fenomeni fisici acuti (eventi estremi), l’intensità e la frequenza dei fenomeni fisici estremi possono arrecare danni fisici rilevanti e inaspettati sugli asset ed esternalità negative legate all’interruzione del servizio.

Nell’ambito degli scenari legati al cambiamento climatico, la componente fisica acuta riveste un ruolo di primo piano nella definizione dei rischi cui è esposto il Gruppo, sia per l’ampia diversificazione geografica del proprio portafoglio di asset, sia per l’importanza primaria delle risorse naturali rinnovabili nella produzione di energia elettrica.

I fenomeni fisici acuti, nelle diverse casistiche quali tempeste di vento, inondazioni, ondate di calore, ondate di gelo ecc., si caratterizzano per una notevole intensità e una frequenza di accadimento non alta nel breve periodo, ma che, considerando gli scenari climatici futuri di medio e lungo periodo, vede un netto trend di crescita.

Quindi il Gruppo, per i motivi sopra descritti, già attualmente si trova a dover gestire il rischio derivante da eventi estremi nel breve periodo. Contemporaneamente, si sta estendendo la metodologia anche a orizzonti temporali più ampi (al 2050) secondo gli scenari di cambiamento climatico individuati (RCP 8.5, 4.5 e 2.6).

Metodologia di valutazione del rischio da eventi estremi

Al fine di quantificare il rischio derivante da eventi estremi, il Gruppo fa riferimento a una consolidata metodologia di analisi del rischio catastrofico, utilizzata nel settore assicurativo e anche nei report dell’IPCC(1). Attraverso le proprie unità di business di assicurazione e la società captive di assicurazione Enel Insurance NV il Gruppo gestisce le diverse fasi legate ai rischi derivanti da catastrofi naturali: dalla valutazione e quantificazione alle corrispondenti coperture per ridurre al minimo gli impatti.

La metodologia è applicabile all’insieme degli eventi estremi che possono essere oggetto di analisi, quali le tempeste di vento, le ondate di calore, i cicloni tropicali, le inondazioni etc. In tutte le suddette tipologie di catastrofi naturali, comunque, si individuano tre fattori indipendenti che, sinteticamente, sono di seguito descritti.

  • La probabilità dell’evento (c.d. “Hazard”), cioè la sua frequenza teorica su uno specifico arco temporale: il tempo di ritorno. In altre parole, un evento catastrofale che abbia, per esempio, un tempo di ritorno di 250 anni implica che a esso sia associabile una probabilità dello 0,4% che possa accadere in un anno. Tale informazione, necessaria alla valutazione del livello di frequenza dell’evento, è poi associata alla sua distribuzione geografica rispetto ai diversi luoghi dove sono presenti gli asset del portafoglio.
    Quindi il Gruppo adotta, a tal fine, lo strumento delle mappe di hazard che associano, per le diverse tipologie di catastrofi naturali, a ogni punto geografico della mappa globale, la corrispondente stima della frequenza associata all’evento estremo. Queste informazioni, organizzate in veri e propri database geo-referenziati, possono essere fornite da società globali di ri-assicurazione, società di consulenza meteorologica o istituzioni accademiche.
  • La vulnerabilità, che, in termini percentuali, indica quanto valore viene perso e/o danneggiato al verificarsi dell’evento catastrofico. In termini più specifici, quindi, si può far riferimento al danneggiamento di asset materiali, all’impatto sulla continuità della produzione e/o distribuzione di energia elettrica, o anche all’erogazione dei servizi elettrici offerti al cliente finale.
    Il Gruppo, soprattutto nel caso di danni ai propri asset, realizza e promuove specifiche analisi di vulnerabilità relative a ogni tecnologia presente nel proprio portafoglio: impianti di produzione solari, eolici, idroelettrici, reti di trasmissione e distribuzione, cabine primarie e secondarie etc. Tali analisi, naturalmente, sono poi focalizzate sugli eventi estremi che impattano maggiormente le diverse tipologie di tecnologie; dunque, in questo modo, si viene a definire una sorta di matrice che associa ai singoli eventi catastrofici naturali la corrispondente tipologia di asset impattata in modo rilevante.
  • L’esposizione è l’insieme dei valori economici, presenti nel portafoglio del Gruppo, che possono avere impatti non trascurabili in presenza di eventi naturali catastrofali. Anche in questo caso, le dimensioni delle analisi sono specifiche per le diverse tecnologie di produzione, per gli asset della distribuzione e per i servizi al cliente finale.

L’insieme dei tre fattori sopra descritti – hazard, vulnerabilità ed esposizione – costituisce l’elemento fondamentale per la valutazione del rischio derivante da eventi estremi. In tal senso il Gruppo, rispetto agli scenari di cambiamento climatico, differenzia le analisi di rischio a seconda delle specificità dei diversi orizzonti temporali associati. Nella seguente tabella è, quindi, riportato sinteticamente lo schema adottato per la valutazione degli impatti derivanti da fenomeni fisici acuti.

Orizzonte temporale Hazard Vulnerabilità Esposizione
Breve termine (1-3 anni) Mappe di hazard basate su dati storici e modelli meteorologici La vulnerabilità, essendo legata al tipo di evento estremo, alle specifiche della tipologia di danno e ai requisiti tecnici della tecnologia in esame, è essenzialmente indipendente dagli orizzonti temporali Valori del Gruppo nel breve termine
Lungo termine (al 2050 e/o 2100) Mappe di hazard e studi specifici per i diversi scenari climatici RCP dell’IPCC Valori del Gruppo nella loro evoluzione di lungo termine

Nel caso della vulnerabilità di asset all’interno del portafoglio, quindi, si è definita, in collaborazione con le relative Linee di Business Globali del Gruppo, una tabella di priorità di impatti dei principali eventi estremi sulle diverse tecnologie.

Gestione del rischio da eventi estremi nel breve termine

Nell’orizzonte di breve termine (1-3 anni) il Gruppo, oltre a quanto illustrato precedentemente in termini di valutazione e quantificazione del rischio, mette in atto azioni volte alla riduzione degli impatti che il business può subire in seguito a eventi estremi di tipo catastrofale. In tal senso si possono distinguere due principali tipologie di azioni: la definizione di una efficace copertura assicurativa e le diverse attività legate alla prevenzione dei danni che potrebbero derivare da eventi estremi.
Di seguito si illustrano le caratteristiche generali di tali azioni e, naturalmente, nel caso delle attività di prevenzione e mitigazione dei danni, si farà riferimento specifico alle Linee di Business Globali Generazione e Infrastructure and Networks del Gruppo.

Le assicurazioni nel Gruppo Enel

Il Gruppo, annualmente, definisce programmi globali di assicurazione per i propri business, presenti nei diversi Paesi in cui opera. I due programmi principali, in termini di ampiezza di copertura e di volumi, sono i seguenti:

  • il Programma Property per ciò che concerne i danni materiali che possono subire gli asset e l’interruzione del business che ne deriva. Quindi, oltre al costo per la ricostruzione a nuovo dell’asset (o di sue parti), si remunerano, entro i limiti e le condizioni definite nelle polizze, anche le perdite economiche dovute ai loro fermi in termini di produzione e/o di distribuzione dell’energia elettrica;
  • il Programma Liability che copre i danni a terze parti, conseguenti anche agli impatti che possono avere eventi estremi sugli asset e il business del Gruppo.

A partire da una efficace valutazione del rischio, si possono dunque definire adeguati limiti e condizioni assicurative all’interno delle polizze di copertura e questo vale anche nel caso di eventi estremi naturali, legati al cambiamento climatico. Infatti in quest’ultimo caso gli impatti sul business possono essere notevoli ma, come si è verificato nei casi accaduti in passato e in diverse località del mondo, il Gruppo ha mostrato una assoluta resilienza, grazie agli ampi limiti di copertura assicurativa che sono anche conseguenza di una solida struttura di ri-assicurazione, rispetto alla società captive Enel Insurance NV del Gruppo.

In un tale contesto di efficace copertura assicurativa non sono comunque meno rilevanti le azioni che il Gruppo pone in essere nell’ambito della prevenzione manutentiva degli asset di produzione e distribuzione dell’energia elettrica. Infatti, se da un lato gli effetti di tali attività hanno immediato riscontro nella mitigazione degli impatti dovuti agli eventi estremi, dall’altro sono presupposto necessario per ottimizzare e minimizzare, rispetto al mercato assicurativo, i costi dei propri programmi globali di copertura, anche, del rischio legato agli eventi catastrofali naturali.

L’intensificazione degli effetti del cambiamento climatico rende fondamentale assumere un comportamento di tipo adattivo: ogni evento catastrofico rappresenta per Enel una “lesson learned” da cui trarre spunto per irrobustire le tecniche di progettazione e le misure preventive volte a rendere resiliente il portafoglio.
In quest’ottica, assumono un ruolo cruciale il metodo e le informazioni estratte dalle analisi degli eventi ex post, che permettono di definire processi e pratiche per la mitigazione di eventi simili in futuro.

Generazione

Per quanto riguarda la generazione, nel tempo il Gruppo ha sia effettuato interventi mirati su siti specifici sia instaurato attività e processi di gestione ad hoc.

Tra le azioni su siti specifici negli ultimi anni, citiamo per esempio:

  • miglioramento dei sistemi di gestione delle acque di raffreddamento di alcuni impianti per compensare fenomeni derivanti dall’abbassamento dei fiumi, come per esempio il Po in Italia;
  • specifici interventi tecnologici (“fogging systems”) per migliorare il flusso dell’aria in ingresso e compensare la riduzione di potenza dovuta all’aumento della temperatura ambiente nei CCGT;
  • installazione di pompe di drenaggio, sollevamento del terrapieno, pulizia periodica dei canali, e interventi per rafforzare i terreni adiacenti agli impianti rispetto a eventi franosi e per mitigare i rischi di alluvione;
  • rivalutazione periodica sito-specifica per gli impianti idroelettrici degli scenari di alluvione attraverso simulazioni numeriche. Gli scenari elaborati sono gestiti con azioni di mitigazione e interventi sulle opere civili, sulle dighe e sulle opere di presa.

Per la corretta gestione dei fenomeni meteo avversi nell’ambito della generazione di energia elettrica, il Gruppo adotta una serie di best practice come:

Practice di Gruppo per la gestione dei fenomeni meteo nellambito della generazione

 

Principali Policy:
N.1106 Global Power Generation Maintenance 

 

N.1107 Global Power Generation O&M Operation 

 

N.1025 Dams and Hydraulic Infrastructure Safety 

 

N.1020 Global Power Generation Critical Event Management

  • Previsioni meteo per monitorare la disponibilità della risorsa rinnovabile e il verificarsi degli eventi estremi, con sistemi di allerta che garantiscano la protezione di persone e asset.
  • Simulazioni idrologiche, rilievi del territorio (anche con droni), monitoraggio di eventuali vulnerabilità attraverso sistemi digitali GIS (Geographic Information System) e misure satellitari.
  • Monitoraggio avanzato di oltre 100.000 parametri (con oltre 160 milioni di misure storiche) rilevati su dighe e opere civili idroelettriche.
  • Monitoraggio in tempo reale da remoto degli impianti di produzione elettrica.
  • Safe room negli impianti situati in zone esposte a tornado e uragani, come per esempio quelli eolici in Oklahoma, negli Stati Uniti.
  • Adozione di linee guida specifiche per l’esecuzione di studi idrologici e idraulici sin dalle prime fasi di sviluppo, volte a valutare i rischi interni di impianto e verso le aree esterne all’impianto, con applicazione in fase di progettazione delle opere di drenaggio e di mitigazione del principio di invarianza idraulica.
  • Verifica di potenziali trend climatici per i principali parametri di progetto al fine di tenerne conto nel dimensionamento dei sistemi per progetti rilevanti (per es., valutazioni sulla temperatura della sorgente fredda al fine di garantire maggiore flessibilità nel raffreddamento nei nuovi CCGT).
  • Stima di velocità del vento estreme utilizzando database aggiornati contenenti i registri e le traiettorie storiche di uragani e tempeste tropicali, con conseguente selezione della tecnologia delle turbine eoliche più adatta alle condizioni emerse.

In aggiunta, per reagire prontamente agli eventi avversi, il Gruppo adotta procedure dedicate per la gestione delle emergenze con protocolli di comunicazione in tempo reale, pianificazione e gestione di tutte le attività per il ripristino delle attività operative in breve tempo e check-list standard per la valutazione dei danni e il ritorno in servizio in sicurezza in tutti gli impianti nel tempo più breve possibile.

Infrastructure and Networks

Nella Business line Infrastructure and Networks, negli ultimi anni, il Gruppo Enel per far fronte agli eventi climatici estremi ha adottato un approccio denominato “4R” che in un’opportuna Policy (n. 486: 4R Innovative Resilience Strategy for Power Distribution Networks) definisce le misure da adottare sia in fase di preparazione di un’emergenza sulla rete, sia per un repentino ripristino del servizio ex post, ovvero una volta che gli eventi climatici hanno causato danni agli asset e/o disalimentazioni. La strategia delle 4R si articola in quattro fasi.

  • Risk Prevention: include azioni che consentano di ridurre la probabilità di perdere elementi di rete a causa di un evento e/o a minimizzare i suoi effetti, ovvero sia interventi atti ad aumentare la robustezza dell’infrastruttura sia interventi di manutenzione. I primi, in particolare, non sono tanto rivolti al miglioramento della qualità del servizio, quanto a ridurre il rischio di interruzioni prolungate ed estese in caso di eventi critici rari e di grande impatto, secondo un approccio probabilistico.
  • Readiness: comprende tutti gli interventi finalizzati a migliorare la tempestività con cui viene identificato un evento potenzialmente critico, ad assicurare il coordinamento con la Protezione Civile e le istituzioni locali, nonché a predisporre le necessarie risorse una volta che un disservizio si sia verificato sulla rete.
  • Response: rappresenta la fase in cui viene valutata la capacità operativa di far fronte a un’emergenza al verificarsi di un evento estremo, direttamente correlata alla capacità di mobilitare risorse operative sul campo e alla possibilità di effettuare manovre telecomandate di rialimentazione tramite collegamenti resilienti di backup.
  • Recovery: è l’ultima fase, nella quale si ha l’obiettivo di far tornare la rete, quanto prima, in condizioni di funzionamento ordinarie, nei casi in cui l’evento meteo estremo abbia determinato interruzioni del servizio nonostante tutte le misure di incremento della resilienza precedentemente adottate.

La Linea di Business, seguendo tale approccio, ha predisposto diverse Policy su azioni specifiche volte a trattare i vari aspetti e i diversi rischi inerenti al climate change. In particolare:

   
Policy n. 1073: Guidelines for Readiness Response and Recovery actions during emergencies Policy relativa alle ultime tre fasi dell’approccio 4R che indica le linee guida e le misure volte a migliorare le strategie di preparazione, a mitigare l’impatto delle interruzioni totali e, infine, a ripristinare il servizio al maggior numero possibile di clienti nel più breve tempo possibile.
Policy n. 387: Guideline for Network Resilience Enhancement Plan

Si prefigge l’obiettivo di identificare gli eventi climatici straordinari più impattanti sulla rete e di valutare la situazione attuale dei KPI della rete e il miglioramento degli stessi in base a interventi proposti per poterne, infine, valutare l’ordine di priorità. In tal modo si vanno a selezionare le azioni che, poste in atto, minimizzano l’impatto sulla rete di eventi estremi particolarmente critici in una determinata area/regione. La Policy si colloca, quindi, nelle prime due fasi dell’approccio 4R, suggerendo misure in merito a Risk Prevention e Readiness.
In Italia, questa Policy trova già una corrispondenza nel Piano Resilienza che e-distribuzione predispone annualmente dal 2017, che rappresenta un addendum del Piano di Sviluppo nel quale si prevedono investimenti ad hoc, su un orizzonte di 3 anni, che mirano a ridurre l’impatto di eventi estremi appartenenti a determinati cluster critici: ondate di calore, manicotto di ghiaccio e tempeste di vento (caduta di alberi ad alto fusto). Nel triennio 2017-2019 sono stati già investiti circa 400 milioni di euro e una cifra simile verrà impiegata anche nel triennio successivo (circa 130 milioni di euro l’anno), come specificato nell’addendum al Piano 2020-2022, interessando circa 3 milioni di clienti e fino a 4.000 km di linee di media tensione. Per esempio, nel caso del manicotto di ghiaccio, fenomeno legato alla rottura dei conduttori delle linee aeree nel caso di formazione di accumulo di neve umida, si è valutato il rischio di tali disservizi partendo dalla probabilità di perdere porzioni di rete e calcolandone il relativo impatto in termini di clienti disalimentati e il danno in termini di energia non fornita; a fronte di questi rischi sono stati pianificati investimenti come la sostituzione mirata dei conduttori nudi con cavo isolato, vie di rialimentazione non vulnerabili e l’impiego del telecontrollo per sezionare nel più breve tempo possibile la porzione di rete affetta dal guasto.

Così come in Italia, anche negli altri Paesi, sia in Europa sia in Sud America, si stanno approfondendo temi analoghi, per poter predisporre un processo di pianificazione investimenti ad hoc, in grado di incrementare il grado di resilienza delle reti agli eventi estremi, sempre tenendo conto delle diverse peculiarità di ogni realtà territoriale.

Policy n. 439: Measures for Risk Prevention and Preparation in case of wildfires affecting the electrical installations Approccio integrato di gestione delle emergenze applicato al fenomeno incendi boschivi, sia nel caso in cui siano causati dalle reti stesse sia nel caso in cui siano originati da fenomeni esterni a esse e, comunque, in ogni caso siano potenzialmente pericolosi per gli impianti Enel. Il documento fornisce linee guida, da calare nelle diverse realtà di presenza, al fine di individuare aree/impianti a rischio, di definire specifiche misure di prevenzione (per es., valutazione di specifici piani manutentivi ed eventuali interventi di rafforzamento) e, nel caso di manifestazione dell’incendio, di gestire in maniera ottimale l’emergenza per limitarne l’impatto e ripristinare quanto prima il servizio.
Azioni di supporto Implementazione di sistemi di previsione meteorologica, di monitoraggio dello stato della rete e di valutazione dell’impatto dei fenomeni climatici critici sulla rete, predisposizione di piani operativi e organizzazione di apposite esercitazioni. In tal senso, particolare rilevanza è rappresentata da accordi preventivi per la mobilitazione di risorse straordinarie – preventivamente identificate per far fronte all’emergenza – sia interne sia di imprese contrattiste.

In aggiunta, in un’ottica non solo di valutazione di emergenze meteo nel breve-medio termine, ma anche in considerazione del cambiamento climatico al quale si sta assistendo, Infrastructure and Networks sta collaborando con i principali Istituti di ricerca per analizzare l’andamento dei fenomeni maggiormente critici (Tabella 1) per gli asset della rete elettrica di distribuzione nei diversi Paesi di presenza, e per stimarne l’impatto futuro sulla rete nel medio-lungo termine. Si riportano qui di seguito alcuni esempi.

Ondate di calore

  • Nel corso del 2020 si è ulteriormente approfondito il fenomeno delle ondate di calore nei Paesi di presenza di Infrastructure and Networks. Tale evento critico è caratterizzato dal permanere per più giorni di alte temperature in corrispondenza di assenza di precipitazioni che, ostacolando lo smaltimento del calore delle linee in cavo interrato, provoca un anomalo incremento del rischio di guasti multipli sulle reti soprattutto nelle aree urbane e nei centri di turismo estivo. Tali analisi hanno fornito primi risultati per l’Italia, data la presenza di un archivio storico particolarmente profondo relativo a eventi di questa natura e all’esperienza maturata per gli interventi previsti nel Piano Resilienza. Alla luce degli scenari climatici realizzati ad hoc per valutare il trend delle ondate di calore in Italia e dalla correlazione storica evento estremo-costi, prendendo come riferimento un anno particolarmente critico (il 2017, scelto sia per l’intensità del fenomeno sia per la sua estensione sull’intero territorio nazionale), si è ottenuta una prima stima degli eventuali costi associati all’aumentare delle ondate di calore nel periodo 2030-2050. Tali stime del potenziale extra costo prospettico annuale sono state valutate nei tre scenari RCP (orizzonte 2030-2050), mostrando come in uno scenario RCP 2.6 essi non rappresentino più del 3% del valore annuale degli interventi previsti nell’attuale Piano Resilienza 2020-2022 sopra descritto, così come non vanno oltre il 5% nello scenario RCP 8.5. Simili analisi sono già previste nel corso del 2021 anche per gli altri Paesi di presenza.

Incendi

  • Relativamente al rischio incendio, nonostante la scarsa rilevanza di eventi a oggi registrati nelle reti Enel che non ha generato l’esigenza di un’analisi di impatti, la Linea di Business, unitamente alla Policy 439 sopra citata, sta predisponendo un approfondimento degli scenari al 2030-2050 sull’evoluzione del fenomeno per l’eventuale perfezionamento della Policy stessa.

EVENTI ESTREMI PRIORITARI
INFRASTRUCTURE AND NETWORKS
E PRINCIPALI POLICY/DEEP-DIVE

(1) L. Wilson, “Industrial Safety and Risk Management”, University of Alberta Press, Alberta 2003.
T. Bernold, “Industrial Risk Management”, Elsevier Science Ltd, Amsterdam, 1990.
H. Kumamoto and E.J. Henley, “Probabilistic Risk Assessment And Management For Engineers And Scientists”, IEEE Press, 1996.
Nasim Uddin, Alfredo H.S. Ang (eds.), “Quantitative risk assessment (QRA) for natural hazards”, ASCE, Germany, 2012.
UNISDR, “Global Assessment Report on Disaster Risk Reduction: Revealing Risk, Redefining Development”, UNISDR, Geneva, 2011.
IPCC, “Managing the Risks of Extreme Events and Disasters to Advance Climate Change Adaptation - A Special Report of Working Groups I-II of the Intergovernmental
Panel on Climate Change (IPCC)”, Cambridge University Press, Cambridge, 2012.